Orgia

– Che cosa vuoi farmi?

– Legarti le mani.

– Perché?

– Perché tu perda una libertà e ne acquisti un’altra: quella di essere in mio potere. Così ti vendichi del mondo, e tremi di una libertà che ti soffoca di gioia…

– Mi soffoca di gioia, forse, perché perdo ogni via di scampo?

– Sì, accettando di essere nelle mie mani.

– E questo accettare, anzi volere ciò che non potrei evitare, accresce ancora la mia gioia?

– Sì, come ogni cosa che si ripete.

– E cosa farai dopo?

– Ti legherò anche i piedi, perché tu non possa più alzarti e muoverti. Perché tu stia come una bestia legata, con la fronte bassa, con la bocca piena di saliva, con gli occhi luccicanti di gratitudine, d’accordo, per bestiale dolcezza, col suo Padrone che vuole ammazzarla.

– E cosa farai quando sarò legata?

– Niente, per qualche ora…o forse per tutta la notte.. o per molte notti di seguito… niente. Basterà che tu sia legata, senza più la tua libertà, ma solo con la libertà bestiale del tuo essere felice.

– Mi spoglierai nuda?

– Non del tutto. Voglio che tu senta, per tua vergogna, che io provo vergogna per te.

– E quando sarò così, mezza nuda, cosa mi farai?

– Per molto tempo, come tu terrai dentro di te la felicità di essere legata, io terrò dentro di me la felicità di averti legata. Sarà un sentimento spasmodico, non privo di ironia: e se non si trasformerà ancora in un’erezione si depositerà come un piacevole tormento nel mio ventre.

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